venerdì 21 aprile 2017

LA VENTIQUATTRORE (Delitto in albergo) - MAURIZIO CASTELLANI

Fin da bimba mi è stato chiaro che l'hotel era il mondo in cui avrei voluto sempre lavorare, mi affascina la magica atmosfera della non-casa propria, le relazioni che si intrecciano, le storie che si sfiorano. Ho lavorato così in albergo per 20 anni e nel cassetto conservo ancora il sogno di avere un giorno o l'altro il mio piccolo Bed & Breakfast.

Bene, questa premessa per spiegare il perché della mia curiosità quando navigando su un famoso social-network mi sono imbattuta nella pagina dello scrittore Maurizio Castellani e ho letto la trama del suo libro "La Ventiquattrore - Delitto in albergo", edito da Kimerik nel dicembre 2015.

Un giallo ben elaborato, storia molto plausibile e non scontata, ma è l'atmosfera intorno che lo rende ancor più originale e non banale.

Niente commissari ficcanaso o investigatori tutto acume. Il protagonista di queste 149 pagine è Marco. Un divorziato geometra di provincia che, stanco della sua professione e dopo aver ereditato da sua zia un alberghetto a Cascina Terme (in provincia di Pisa), decide di abbandonare il suo studio e seguire personalmente la conduzione dell'hotel.
Sennonché dopo solo 5 giorni di attività, gli muore un cliente. E qui comincia l'avventura di Marco, la sua curiosità lo spinge a voler scoprire cosa sia successo al Sig.Corrado e dove è finita la sua inseparabile valigetta ventiquattrore, intrecciando la sua attività di albergatore, Piero ed Andrea vecchi amici d'infanzia, Grazia affascinante recepcionista tuttofare e la passione per la cucina (la ricetta dell'anatra all'arancia mi ha fatto venire l'acquolina in bocca! :-D). Il tutto ricamato da varie espressioni dialettali che mi hanno strappato più di un sorriso. Decisamente lo stile di scrittura di Maurizio Castellani è ameno e simpaticissimo, come ci si aspetta da un buon toscano.

Indagando su internet ho scoperto che "La ventiquattrore - Delitto in albergo" è il primo di tre libri, anche se il secondo e il terzo non sono stati ancora pubblicati. Ovviamente resto in attesa della loro uscita per scoprire le nuove avventure tra le camere dell'Hotel "Da Zia Maria".

"La ventiquattrore - Delitto in albergo" ha vinto il Premio Nazionale di Narrativa Città di Murex nel 2016. 


Per tutti gli amanti dei gialli, delle letture simpatiche, dei libri che rallegrano le giornate, della buona cucina, delle relazioni umane e semplici, consiglio spassionatamente "La Ventiquattrore - Delitto in albergo" di Maurizio Castellani.

Kly

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venerdì 7 aprile 2017

EMMA BRACCANI: PERCHÉ IO NON POSSO - GIULIA BACCHETTA

Ho ricevuto una copia ebook di "Emma Braccani: Perché io non posso" direttamente dall'autrice, Giulia Bacchetta.
Come lei stessa lo ha definito, il libro è un young novel, che vede protagonista Emma, una adolescente come tantissime altre, la cui famiglia sta vivendo un momento molto difficile.
La storia è molto attuale. Una giovane studiosa e tranquilla adolescente, in seno ad una famiglia con un padre padrone, una sorella ribelle e una madre sottomessa. Il suo mondo di amici, la scuola e i classici problemi legati all'età e poi la sconvolgente scoperta del tradimento del padre e l'avvio del processo di separazione dei genitori, purtroppo non di comune accordo. 
Tanti gli episodi crudi e di tensione che ci riportano inevitabilmente a fatti di cronaca che troppo spesso sentiamo al TG.
Inutile negare che l'astio nei confronti di Roberto, il padre, lo si prova di immediato e schierarsi con Emma o dalla parte di Marta (la sorella maggiore) è inevitabile. {Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il personaggio di Marta e comprendo il tuo astio nei confronti di Roberto, il vero joker del romanzo. N.d.A.}

570 pagine fitte fitte che raccontano passo a passo le giornate di Emma e della famiglia Braccani. Non è certo una lettura facile se pensiamo anche alla cronaca, ma certamente molto realistica e riportabile all'attualità.
Ma non sono solo dolori e tenebre nella vita di Emma, l'amore si affaccia a tingere la sua vita di un pallido rosa e porta il nome di Filippo.

Conclusa la mia lettura mi sono sorte spontanee alcune domande,  che ho rivolto direttamente a Giulia, la quale è stata molto disponibile a rispondere, diciamo ad una mini intervista, per dipanare la mia curiosità.

1. Prima di tutto, quanti anni hai? Mi sembri giovanissima e mi incuriosisce che già tu abbia scelto un argomento così ostico e difficile.
Ciao Clizia, ti ringrazio tantissimo per i complimenti, ma soprattutto per esserti cimentata in questa nuova lettura.
Ho venticinque anni e da sempre nutro la passione per la psicologia, la sociologia e la filosofia. Comprendo il tuo scetticismo e non sei stata l’unica a meravigliarsi del fatto che io, con la mia giovane età, possa aver affrontato tematiche così importanti e purtroppo attuali. Questo romanzo nasce da un mio profondo interesse per il sociale; senza dubbio, dentro di me, covo emozioni più negative che positive ma tutto è scaturito da ciò che mi circonda: la società per l’appunto. In questo caso, prima di scrivere il romanzo, mi sono schierata dalla parte dei minori che vivono situazioni del genere, ponendomi domande de tipo: “Cosa prova un minore quando la giustizia non è dalla sua parte? Perché privare un adolescente della propria felicità? Chi siamo “noi” per farlo?”. Così ho creato il personaggio di Emma, la mia eroina, immedesimandomi in lei e collocandomi al centro del palcoscenico davanti al quale avevo il mio pubblico: avvocati, giudici e assistenti sociali.
Da qui ne sono conseguite tutte le vicende della famiglia Braccani. Ora che la storia è pubblicata, più viene letta più comincio a credere che Emma non sia più la mia eroina, ma quella di tutti coloro che si avvicinano alla sua storia. In un certo senso è un bene perché ho capito la funzionalità del romanzo: sensibilizzare l’opinione pubblica, ma soprattutto far sapere alle ragazze, costrette a vivere situazioni simili a quelle di Emma, che non sono sole.

2. Questo è il tuo primo romanzo?
Sì, questo è il mio primo romanzo, ragion per cui ho ancora tanto da migliorare e, naturalmente, da dare. Sono consapevole del fatto che posso fare di meglio.

3. A cosa ti sei ispirata?
Come ti dicevo, mi sono ispirata a tutte quelle questioni che, purtroppo, leggiamo sui quotidiani o che, quasi tutti i giorni, guardiamo ai telegiornali. L’ira ha preso il sopravvento ed io non potevo rimanere con le mani in mano, in qualche modo dovevo esprimere il mio pensiero. Questa storia ha radici assai remote; stesi su carta i primi due capitoli dieci anni fa, ma ogni volta che scrivevo qualche pagina finivo sempre per stracciarla. Un anno e mezzo fa scesi ad un compromesso con me stessa e mi convinsi a completare l’Opera.

4. Quanto c'è di te in Emma?
In realtà ci accomunano poche cose; io e Emma abbiamo la stessa passione per la filosofia e la psicologia; lei è astuta, molto acuta e riesce a raggiungere ragionamenti non propriamente tipici dei suoi 14 anni. Per il resto siamo molto diverse. Lei è introversa, conserva un diario segreto su cui riversare le proprie emozioni. Io non ne ho mai avuto uno.
Emma è una vera forza della natura, io credo di essere più fragile. Non è stato semplice costruire il suo personaggio, ma ammetto che gestirlo psicologicamente mi ha regalato tante emozioni sia negative che positive.

5. Quali sono i tuoi prossimi progetti letterari?
Sono già impegnata nella stesura del secondo romanzo: il continuo di Emma Braccani “perché io non posso”. Non so dirti la data di pubblicazione, ma posso confidarti che ci saranno tanti cambiamenti. Il sottotitolo, tanto per cominciare, non sarà più lo stesso.

6. Hai volutamente lasciata aperta la conclusione? Come finirà la separazione?  Ed Emma sarà finalmente felice insieme a Filippo?  Quante questioni senza apparente risposta....
I tuoi interrogativi sono leciti e, come ti ho anticipato poc’anzi, ci sarà un continuo della storia. Fosse stato per me avrei continuato a scrivere altri venti capitoli poiché, come hai potuto notare, sono diverse le cose a cui devo dare una fine, ma sarebbe venuto fuori un romanzo troppo lungo. Quindi prendendone coscienza ho dovuto mettere un punto. Come andranno a finire tutte le questioni legali e come si evolverà la storia tra Emma e Filippo, purtroppo non posso dirlo. Se avrai voglia, lo scoprirai tu stessa, immergendoti, ancora una volta, nella storia di Emma. 

Per tutti coloro che vogliono tuffarsi in una storia reale, attuale ed impegnativa e quindi conoscere il mondo di Emma, possono acquistare il romanzo "Emma Braccani: Perché io non posso” su qualsiasi digital store ➡ Amazon, Google Play libri, Kobo, iTunes, Mondadori Store in formato eBook.

Conosci e segui Giulia Bacchetta sul suo ➡ blog

E ancora.... visualizza il book-trailer:

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Kly

mercoledì 5 aprile 2017

5 IDEE PER RINNOVARE BALCONI E TERRAZZI

E' arrivata le primavera ed è ora di pensare ai nostri balconi e ai terrazzi.

Ecco a voi qualche idea semplicissima e a costo zero per rinnovare e dare un po' di colore a balconi, terrazzi e fioriere. 

La parola d'ordine è riciclo!

1) New look per vecchia fioriera in ferro:
Basta qualche tappo di plastica colorato, di quelli più grandi delle bottiglie di succhi di frutta per esempio, per dare un tocco di colore alle vecchie fioriere in ferro. Con la forbice o un coltello basterà creare sul retro un buco o una scanalatura per incastrare il tappo al ferro.
(ps: per togliere le scritte dai tappi, di solito, è sufficiente un po' di alcool).
2) Decorazione colorata:
Un simpatico fiore di plastica realizzato con tappi colorati di varie misure.
La giuntura si trova sul retro e si può fare utilizzando del fil di ferro sottile o con colla a caldo (meno resistente). 
Io ho fatto un doppio riciclo: ho utilizzato gli anellini che segnano la taglia sulle grucce dei vestiti dei negozi (da piccola mia figlia li adorava e me li faceva mettere da parte e quindi io ne ho accumulati un po'). Ci ho messo un po' a trovare quelli giusti e pensavo che non tenessero molto invece è quasi un anno che questo fiore sta sul mio balcone senza problemi.

3) Vasi e sottovasi colorati:
Le calotte porta sorpresa delle uova di pasqua giganti possono diventare simpatici porta vasi per piantine, oppure quelle più piccole dei colorati vasetti.
4) Sassi decorati:
Su un tavolino, tra l'erbetta e le piantine qualche sasso decorato o con frasi desterà la curiosità degli ospiti. 
Potete fare una cosa bella, completa e resistente utilizzando i pennelli e i colori e concludendo con una bella pennellata di vernice trasparente dopo l'asciugatura del colore oppure optare per qualcosa di più semplice come utilizzare semplici pennarelli indelebili. Quest'ultimi con le intemperie tendono facilmente a cancellarsi quindi è meglio riporre il lavoro finito in un luogo riparato.
5) Vasetti con tazze:
Se avete tazze che non usate o che vi hanno stufato possono essere trasformate in simpatici vasi.


THINK GREEN!

Denny

giovedì 30 marzo 2017

MILANO DA LEGGERE

MILANO da LEGGERE è un progetto del Sistema Bibliotecario di Milano per far conoscere e diffondere la lettura nella sua variante digitale.

Lo scaffale virtuale, dedicato al racconto di Milano, per la seconda edizione si tinge di giallo e propone libri che, oltre ad avere trame ambientate in città, appartengono tutti alla narrativa gialla e noir. A partire da Scerbanenco e Olivieri, maestri del thriller milanese, ogni autore racconta la “Milano nera” da una particolare prospettiva storica: Biondillo, Carcano, Colaprico, Crapanzano, De Angelis, Gurrado, Luzzi e Tuzzi sono gli altri autori presenti nella nuova collezione. Fino al 31 maggio puoi i scaricare gratuitamente i loro ebook.

http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/extra/others/extra/milano_da_leggere

La seconda edizione di Milano da Leggere è realizzata con la sponsorizzazione tecnica di ATM e la collaborazione degli editori Bollati Boringhieri, Garzanti, Guanda, Marcos y Marcos, Meravigli, Mondadori, Mursia e dell’Agenzia Letteraria Santachiara.


Buona lettura!


Se la lettura digitale ti appassiona, puoi trovare altri contenuti nella sezione dedicata del sito di SBM.

lunedì 20 marzo 2017

GLI OROLOGI ELETTRICI DI LECCE by Giuliana

La data del 1868 segna l'impianto a Lecce di una rete di quattro orologi elettrici sincroni, collocati su altrettanti edifici pubblici, che costituì un indubbio primato nazionale ed Europeo. Il sistema funzionò, con alterne vicende, per problemi di manutenzione dagli anni ‘20 in poi, fino al 1937, quando fu gravemente danneggiato, pare, da un fulmine.
Il sistema era costituito da quattro quadranti disposti in punti diversi della città, le cui sfere erano mosse da un dispositivo elettromagnetico attivato da impulsi elettrici che venivano inviati ogni mezzo minuto dall'orologio motore.
Questo non era altro che un normale orologio a pendolo collegato ad un sistema di interruttori al mercurio, che chiudevano e aprivano, alternativamente, un circuito elettrico alimentato da una batteria di pile a diaframma regolatore. Il meccanismo dell'orologio motore, collocato sul Sedile, come è stato ritrovato nel 1990. Altre collocazioni furono: la Prefettura di Lecce; l'Ospedale Santo Spirito di Lecce e il Convitto Palmieri 
Ad ogni quadrante era abbinata una suoneria, costituita da due campane percosse da martelli azionati da un dispositivo a cascata di leve, anch'esso comandato elettricamente dall'orologio motore.
Per le strade del centro storico sono ancora visibili alcune delle mensole su cui erano stesi i fili elettrici che collegavano l'orologio motore ai quadranti periferici. 
Autore della realizzazione della rete di orologi elettrici sincroni fu un sacerdote leccese, Giuseppe Candido, formatosi al prestigioso Collegio S. Giuseppe, retto dai gesuiti, avendo per insegnante di fisica il Padre Nicola Miozzi, dalle notevoli competenze in fatto di elettricità.
Candido, che, tornato a Lecce dopo gli studi universitari, si diede a realizzare ogni sorta di apparati elettrici per usi didattici e per usi domestici, molti dei quali messi in funzione nella sua casa di via Regina Isabella (su cui sopravvive, unica memoria del grande leccese, la lapide fattavi collocare dal nipote Gennaro Candido in occasione del centenario della nascita). 
Una descrizione entusiastica dell'attività del sacerdote scienziato, elevato da Leone XIII alla dignità episcopale e inviato a reggere la diocesi di Ischia dove morì nel 1906, è contenuta in un fascicoletto pubblicato da Cosimo De Giorgi nel 1899 in occasione del trentennale di funzionamento degli orologi elettrici.
Nato a Lecce il 28 ottobre 1837, primo di sette figli, entrò a dieci anni nel Reale Collegio dei Gesuiti, una delle più prestigiose scuole del Regno, dove dimostrò presto grande predisposizione per la Fisica e la Matematica. Uscì dal Collegio nel 1857 decorato del Giglio d’Oro, la massima onorificenza per i migliori alunni, e con un ritratto ad olio in abito sacerdotale. Durante i suoi studi al Collegio di Lecce ebbe modo di appassionarsi allo studio dell’Elettricità, soprattutto per opera del suo insegnante P. Nicola Miozzi, vero esperto della scienza che stava rapidamente guadagnandosi l’attenzione di tutti per le applicazioni pratiche che lasciava prevedere. E proprio con Miozzi, Candido partecipò, dal 14 al 27 gennaio 1859, alla realizzazione di uno dei primi esperimenti di illuminazione pubblica, alla presenza del Re Ferdinando II, in visita a Lecce. Per le strade del centro storico sono ancora visibili alcune delle mensole su cui erano stesi i fili elettrici che collegavano l'orologio motore ai quadranti periferici. 
Nel 1955 fu effettuata l’installazione di un vero, grande, meraviglioso orologio sul motivo turrito della Banca Commerciale..
Il realizzatore dell’opera è lo scultore salentino Francesco Barbieri che pur vivendo a Milano ha conservato per la sua terra un profondo amore. Tutti i pezzi che compongono il nuovo orologio pesano 20 quintali e sono arrivati a Lecce imballati in ben 20 casse di varia grandezza. Il complesso architettonico nel quale è inserito l’orologio è alto 10 metri. Il quadrante, a forma di occhio, è circondato da una cornice di rame e smalto e poggia su uno sfondo di mosaico veneziano sfumato di azzurro con stelle dorate. Anche i numeri, indicanti le ore, sono dorati con sfondo di rame smaltato. Se non è il più grande orologio del mondo, come l’ha definito il quotidiano inglese Daily Telegraph, è certamente uno dei più originali. Nel febbraio del 2016 l’opera restaurata, ha ripreso vita, con una grande novità, introdotta con i lavori di restauro, che hanno dotato l'orologio di un impianto di illuminazione che lo rende ben visibile anche di sera.

Giuliana

mercoledì 15 marzo 2017

CORNICE CON TASTI PC - Speciale festa del papà

Per la festa del papà si può realizzare facilmente una cornice decorata con i tasti di un vecchio pc portatile o tastiera.
Serve solo una vecchia cornice di legno o plastica, i tasti di un portatile o di una tastiera in disuso e colla a caldo.
I tastini si possono disporre in modo ordinato o in modo un po' in disordine e a gusto si può aggiungere qualche piccola decorazione (strass, perline...).
Fantasia e amore è tutto quel che serve.

Auguri a tutti i papà.

Denny

martedì 14 marzo 2017

TORNA PRESTO, LULÙ! di Jeanette Flot


La scuola della maestra Serafina si chiama 《Il melo verde》e funziona a meraviglia. C'è un'unica classe con solo dieci scolari, sei maschi, e cioè Silvano, Berto, Chicco, Toto, Luigino e Matteo, e quattro femmine, che sono Marta, Beatrice, Matilde e Lulù.
Poi ci sono le due colombe Pia e Lia, Gervaso, il pesce rosso, e Baffina, la gatta nera che cerca sempre di bere l'acqua del vaso di Gervaso.
Sono già tre anni che i bambini frequentano la scuola della maestra Serafina.
Poi, un giorno, Lulù non va a scuola. Sembra che non stia per niente bene, che sia molto stanca. Passano due mesi, ma Lulù non si vede. La sua mamma è venuta a parlare con la maestra e ha detto che Lulù è molto malata, che è una cosa grave e che la stanno curando all'ospedale, in città. I suoi compagni non possono andarla a trovarla, però possono scriverle.
Di tanto in tanto arriva qualche notizia: Lulù non migliora e non peggiora, bisogna avere pazienza e aspettare. I nove bambini e la maestra Serafina sono davvero molto tristi.
Passano le settimane e passano i mesi.
Sembra che Lulù stia meglio. Però il suo posto rimane vuoto.
Poi, una mattina, il postino porta una lettera della mamma di Lulù.
Lulù è guarita. Potrebbe anche tornare a scuola, il dottore è d'accordo, però...
Però cosa?
Lulù ha perso tutti i capelli, i suoi bei capelli ricci, rossi come il sole quando tramonta. E così Lulù non vuole tornare a scuola, perché si vergogna.
I suoi compagni sono molto tristi e non sanno cosa fare. Il piccolo Berto scoppia in un pianto disperato. Allora la maestra Serafina prende una decisione:

 - Ora scriviamo a Lulù e le diciamo di tornare a scuola!
I bambini, tutti insieme, scrivono una lettera. Poi Matilde, che ha una bella calligrafia, la ricopia:
《Cara Lulù, adesso sei guarita e noi ti aspettiamo. A noi non importa niente che tu non abbia più i capelli. E poi i capelli ricrescono, e saranno ancora più belli! Ti stiamo preparando una sorpresa per farti festa quando tornerai. Torna, Lulù, ormai sei guarita. Ti mandiamo tanti baci.》
Tutti i bambini firmano la lettera, e anche la maestra Serafina. La mettono in una busta, incollando il francobollo e la imbucano. Ora bisogna solo aspettare.
Un lunedì mattina Lulù torna a scuola, un po' intimidita e un po' pallida. In testa porta in cappellino.
Poi viene il momento delle sorprese! Ogni bambino porge a Lulù il regalo che le ha preparato: Silvano le dona una barchetta di sughero, Marta una collana di perline colorate, Matteo una gomma da masticare mai usata, ancora nella sua carta, Chicco un ritratto di Lulù dentro una cornice, perché Chicco è bravo a disegnare, Toto le regala il suo fischietto da arbitro, Beatrice un mazzolino di mughetti, Luigino una famiglia di uccellini di carta e Matilde la sua palla rossa con le stelline bianche.
E Berto? Dov'è Berto?
Berto non c'è, nessuno l'ha visto.
Tutti si mettono a chiamarlo: - Berto! Berto!
Allora la porta dell'armadio delle scope si apre piano piano ed esce Berto con la testa rapata e liscia come un uovo.
Tutti i bambini esclamano insieme: - Berto! Perché ti sei tagliato tutti i capelli?
E Berto risponde: - È la mia sorpresa! Ieri sono andato con la mamma dal barbiere e mi sono fatto pelare la testa, così adesso siamo uguali, io e Lulù. Adesso possiamo fare a gara per vedere a chi crescono prima i capelli!
Lulù ascolta, poi fa un piccolo sorriso e alla fine scoppia a ridere. Si toglie il cappello e va a sedersi al suo posto.


Tratto da Penne, Matite e Astucci -Storie di scuola
Einaudi Ragazzi

sabato 11 marzo 2017

18 MARZO 2017: TI AMO...O QUALCOSA DEL GENERE - AUDITORIUM LUX - GATTINARA (VC)


Uno spettacolo divertentissimo e sorprendente, che ha debuttato la prima volta nel 2007 con enorme successo, conquistando migliaia di spettatori romani. Questa volta in una veste rinnovata, pronto per affrontare un tour nazionale.
Con Roberto Ciufoli, Tiziana Foschi, Francesca Nunzi, Diego Ruiz e regia dello stesso Diego Ruiz, un’altra divertente commedia con le sue appassionanti e ironiche ricerche sulla qualità dei rapporti di coppia, visti però, questa volta, attraverso la lente spietata dell’amicizia. Sì, perché un amico alcune volte, più o meno involontariamente, può mettere i bastoni tra le ruote alla storia d’amore dell’altro. Se poi il tuo migliore amico, in realtà è un'amica, il pericolo è dietro l'angolo.

Per informazioni: 3312723933 - 3474896275

venerdì 10 marzo 2017

UNO ZAINO, UN ORSO E OTTO CASSE DI VODKA- LEV GOLINKIN

Lev Golinkin è un giornalista americano. 
Per molti anni del suo passato non ha voluto parlare, trincerato dietro a un "vengo dal New Jersey" e ad uno sguardo cattivo che zittisce l'interlocutore, poi però ha sentito il bisogno di guardarsi allo specchio e fare pace con se stesso e con il suo passato ed è nato il suo primo libro "Uno zaino, un orso e otto casse di vodka", che è uscito negli USA nel 2014.
Lev è nato in Ucraina nel 1980 in una famiglia ebrea in un paese fortemente antisemita. E' un bambino di soli 9 anni quando i genitori capiscono che è finito il tempo di sopportare soprusi, limitazioni e controlli, che non possono più tollerare la costante paura e che devono offrire un futuro migliore ai figli, e decidono di abbandonare l'unione sovietica.
Vengono aiutati, come migliaia di altri ebrei sovietici, da organizzazioni e associazioni internazionali.
Il viaggio dura mesi. Diverse le tappe, diverse le persone incontrate, diverse le difficoltà, ma alla fine la famiglia Golinkin approda felicemente negli Stati Uniti d'America.
Il libro racconta questo viaggio della speranza e quello a ritroso effettuato vent'anni dopo dall'autore alla ricerca delle tracce del loro passaggio e delle persone che li hanno aiutati, e si conclude con una terza parte ambientata nel presente molto più intima e personale, che ho amato particolarmente.
Cosa rende questo libro particolare e interessante? 
Il tocco leggero che ha tutta la storia!
Lev Golinkin parla in modo semplice e anche divertente di cose serie e ha uno stile vivace ed emozionante. Le difficoltà e le delusioni, che sono tante, vengono raccontate con onestà ma anche con una vena di ironia.
Ci sono dei passaggi veramente molto simpatici, come questa descrizione della babuska:



E che dire di quando si scopre che negli stati uniti ci sono 17 paesi o città che si chiamano Lafayette? Spunta un sorriso, ma dura poco se si prova a immedesimarsi  con la famiglia Golinkin e ad immaginare come questo possa aver accentuato la loro incertezza.
Suscita simpatia e tenerezza anche il racconto di come tutta la famiglia, da poco negli States, cada completamente nel panico per una telefonata della polizia; salvo poi scoprire che è solo un'associazione che cerca fondi per i caduti e gli orfani delle forse dell'ordine. Fa sorridere ma anche comprendere come la paura della polizia sia radicata negli ex sovietici.
Questo libro è una preziosa testimonianza di cosa voglia dire essere sradicati dal proprio paese e doversi reinventare da capo, di quali compromessi è necessario fare, di quali ferite lascia nell'intimo.
È un libro bello, onesto, simpatico, vivace, interessante ma anche toccante.

Oggi la Denny consiglia di fare un viaggio intimo insieme a Lev Golinkin attraverso le 336 pagine di "Uno zaino, un orso e otto casse di vodka" edito in italiano da Baldini & Castoldi (gennaio 2017).

Buona lettura.

(хорошее чтение)

Denny

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mercoledì 8 marzo 2017

♫ BARBRA STREISAND ♪ WOMAN IN LOVE (1980) ♫ (Video + Testo) ♪



WOMAN IN LOVE
( BarryMaurice e Robin Gibb)

Life is a moment in space
when the dream is gone
it’s a lonelier place
I kiss the morning goodbye
down inside, you know we never know why
The road is narrow and long
when eyes meet eyes
and the feeling is strong
I turn away from the wall
I stumble and fall
but I give you it all
I am a woman in love
and I’d do anything
to get you into my world
and hold you within
it’s a right I defend
over and over again
what do I do
With you eternally mine
in love there is no measure of time
we planned it all at the start
you and I live in each other’s heart
we may be oceans away
you’ll feel my love
I hear what you say
no truth is ever a lie
I stumble and fall
but I give you it all
I am a woman in love
and I’d do anything
to get you into my world
and hold you within
it’s a right I defend
over and over again
what do I do
I am a woman in love
and I’m talking to you
you know I know how you feel
what a woman can do
it’s a right I defend
over and over again
I am a woman in love
and I’d do anything
to get you into my world
and hold you within
it’s a right I defend
over and over again
DONNA INNAMORATA
( BarryMaurice e Robin Gibb)

La vita è un momento nello spazio
quando il sogno svanisce
è anche più solitaria
dentro di me dico addio al mattino
sai che non ne sapremo mai il perché
E’ una strada stretta e lunga
quando gli sguardi si incrociano
ed il sentimento è intenso
non mi appoggio più alle certezze
e inciampo, cado
ma ti dono tutta me stessa
Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e fartici restare
difendo questo diritto
e continuerò a farlo
cos’altro posso fare?
Dovevi essere mio per sempre
ma non si misura il tempo in amore
avevamo deciso dall’inizio
di vivere l’uno nel cuore dell’altra
possono esserci oceani tra di noi
ma il mio amore sarà con te
sento quello che dici
nessuna verità è mai una bugia
mi confondo, sbaglio
ma ti dono tutta me stessa
Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e fartici restare
difendo questo diritto
e continuerò a farlo
cos’altro posso fare?
Sono una donna innamorata
ed è a te che parlo
sai che capisco quello che provi
a cosa può arrivare una donna
difendo questo diritto
e continuerò a farlo
Sono una donna innamorata
disposta a fare di tutto
per averti nel mio mondo
e fartici restare
difendo questo diritto
e continuerò a farlo

martedì 7 marzo 2017

IN METROPOLITANA/3 - PENSANDO AD ALEX


E' una mattina come mille. Milano è grigia e uggiosa alle 7,30 del mattino. La metropolitana sferraglia e la gente, seduta e in piedi, è estranea, sonnolenta, persa negli schermi degli smartphone o nelle poche pagine di qualche giornale free-press.

Lui ha più di 50 anni ed è seduto. E’ salito al capolinea e come ogni giorno lavorativo percorrerà tutta la linea fino all’ultima fermata, perciò non ha bisogno di prestare attenzione alle fermate che si susseguono.
La tratta che compie ogni mattina in metropolitana è il momento più intimo e malinconico della sua giornata. Quando scenderà si ridesterà, si darà da fare in ufficio, sarà gentile e competente, cordiale e anche simpatico ma per i 30 minuti del viaggio può restare solo con se stesso.
È in questa carrozza sferragliante, insieme a tanta gente, ma è assente.
Nelle orecchie ha gli auricolari collegati ad un piccolo lettore mp3. Era di sua figlia Alessandra e le canzoni sono quelle che ascoltava lei due anni fa. Lo tiene in modalità riproduzione casuale e le molte canzoni, italiane e straniere, che contiene fanno da sottofondo ai suoi pensieri e ai ricordi che scorrono senza freno.
Lei gliela ha portata via quel cancro bastardo. Aveva solo 28 anni.
Una feroce lotta durata tre anni, che, ad un certo punto, era sembrata quasi vinta… poi il vigliacco è tornato più agguerrito che mai a reclamare la sua preda.
Lui al mattino in metrò si lascia annegare nella malinconia. A volte chiude gli occhi per isolarsi ancora di più, altre volte prende lo smartphone e scorre le foto di lei. Sorride in quasi tutte.
Non nota mai nulla di quel che ha intorno, ma, come chiamato a gran voce, stamattina qualcosa lo desta e attira la sua attenzione. È la ragazza seduta di fronte. E’ giovane, carina, con vezzosi occhiali verdi.
Cosa avrà mai fatto per risvegliarlo dal suo stato catatonico? Semplicemente si è sistemata i capelli dietro all’orecchio con un movimento lento e fluido. Questo banale gesto gli ha ricordato Alessandra.
Gli succede spesso. Un oggetto, un profumo, un colore, una parola, un’immagine o un gesto, all’improvviso, gli ricordano lei. In modo imprevisto e bruciante.
Fa male e fa bene allo stesso tempo. E’ comunque un legame con lei e lui ha bisogno di sentire che c’è.
Potesse tornare indietro e invertire i ruoli: lui in un cimitero e lei seduta su questa metropolitana, persa in pensieri che fanno sorridere, come la ragazza dagli occhiali verdi che ha davanti, non esiterebbe un solo istante. Ma non è possibile riavvolgere la pellicola. La vita non è un film!
Nelle orecchie, leggendogli i pensieri, una canzone gli dice:
E’ Alex che lo sgrida per questi pensieri pieni di rimpianto.
In quella bianca stanza d’ospedale le ha promesso solennemente di vivere al meglio la vita senza abbattersi, e ci sta provando, giorno dopo giorno. Ci sta provando!

Denny

martedì 28 febbraio 2017

IN METROPOLITANA/2 - PATTY IN METRÒ



E' una mattina come mille. Milano è grigia e uggiosa alle 7,30 del mattino. La metropolitana sferraglia e la gente, seduta e in piedi, è estranea, sonnolenta, persa negli schermi degli smartphone o nelle poche pagine di qualche giornale free-press.

Patrizia (o come dicon tutti Patty), invece, ama osservare la gente.

Ha 21 anni e sta andando a lezione all'università.

E' una ragazza semplice ma con dei vezzosi occhiali con la montatura verde. Infilati nelle orecchie gli auricolari del suo inseparabile lettore MP3.

E' seduta e guarda la gente intorno a se.

Ha appena assistito a una scena curiosa: un uomo di più di quarant'anni si è avvicinato di soppiatto ad una signora in piedi e l'ha baciata all'improvviso. Poi lei è scesa e lui si è seduto con un gran sorriso sornione in viso. Non può non chiedersi cosa ci sia dietro quel bacio rubato.

Accanto a lei si siede una donna che tira fuori un libro dalla borsa e comincia leggere. Patty si china un po' in avanti, facendo finta di grattarsi la caviglia, per sbirciane il titolo: “Letture in metropolitana”, un libro di racconti brevi.
Nel tunnel affianco sfreccia in senso opposto un treno tutto graffitato. Per effetto della velocità sembra un fugace arcobaleno.
Un ragazzino solertemente si alza per lasciare il posto a una giovane signora incinta. E poi dicono che non c'è più educazione!
Patty sente vibrare il suo cellulare e guarda il messaggio che le è appena arrivato. È il buongiorno da un amica: una di quelle immagini preconfezionate che vengono rigirate solo perché sono carine e colorate, senza aggiungere nulla di personale . Lei le trova un po’ false e ignora il messaggio. Mette via l'apparecchio e torna a osservare i visi variopinti che ha intorno.
La sua attenzione è catturata da un ragazzo e una ragazza in piedi a poca distanza. Sono chiaramente turisti, probabilmente del nord Europa. Hanno circa la sua età e due grossi zaini appoggiati ai loro piedi. Si parlano, si sorridono e, tra uno scossone e l’altro, si dividono un dolce. Sono giovani, belli e chiaramente innamorati.
Patty si trova a pensare che quest'immagine che ha ora davanti agli occhi: due giovani che si dividono un dolce sulla metropolitana di una città straniera, è esattamente la rappresentazione dell'amore. Perché l'amore è condivisione e complicità; è fare nuove esperienze insieme; è costruire ricordi insieme.
Li invidia. Li invidia moltissimo! Vorrebbe anche lei qualcuno da amare e con cui girare il mondo.
Nelle orecchie, quasi leggendole nei pensieri, una delle sue canzoni preferite canta:
 

* Splendido - Negrita


I due ragazzi stranieri sorridenti scendono con i loro zainoni alla ferma Duomo e la carrozza dopo sembra più spenta. A Patty manca ancora solo una fermata.


Denny