lunedì 23 aprile 2018

PIOGGIA DI ROSE di ANTONIA ARSLAN (racconto breve tratto da IL CORTILE DEI GIRASOLI PARLANTI)

Avevo appena imparato a leggere,  dopo aver imbrogliato per molti mesi nonni e zii, facendo finta di capire la prima pagina di un numero del "Corriere dei Piccoli" che amavo moltissimo,  e che sapevo a memoria.
Allora stavamo al Dolo, sulla Riviera del Brenta. 
E dopo pochi giorni di scuola,  scoprii la cartolibreria di fronte al canale. 
Sul davanti, era un negozio come tanti altri;  ma dietro,  c'era un retrobottega odoroso di legno e di libri, il profumo della felicità. 
Mi arrampicavo sulla vecchia scaletta di legno conni gradini scricchiolanti (e dal tipo di rumore il vecchio signir Arrigom il proprietario,  sapeva su quale scalino ero arrampicata, e a volte veniva a tirarmi giù: "No la xe par ti, sta roba", diceva con autorità).
Ma un giorno trovai Pioggia di Rose, una raccolta di novelle di Ferenc Herczeg, edizione Corticelli.
Mi innamorai di ogni storia di quel libro. 
Mi piaceva ogni cosa: la copertina un po' rigida,  le illustrazioni dal segno netto, senza sfumature,  le pagine dalla stampa ben spaziata, che si leggeva facilmente;  e soprattutto il titolo.
E lo lessi tutto, seduta sulla scaletta, finché un pomeriggio trovai il coraggio di chiedere al signor Arrigo se mi permetteva di portarmelo a casa.
"Certo" rispose "ma prima, sai, devi pagarmelo. Ricordati che chi legge, paga."

Antonia Arslan 
(Il cortile dei girasoli parlanti)

venerdì 20 aprile 2018

IO SONO VITA - EMILY SERRA

Quando "quel momento" arriva, non si è mai preparati.

Nè se ne siamo noi i protagonisti, nè se ne siamo semplici spettatori.

Nata a Gattinara nel 1984, ma di seconda generazione sarda, Emily Serra racconta nel suo libro "Io sono vita, il momento dell'addio alla vita terrena di suo suocero: nonno Romano. O meglio, la sua visione personale e romanzata di come avrebbe potuto essere quel fatidico momento. 

Un racconto di 35 pagine nelle quali con la voce narrante di nonno Romano, Emily Serra dipinge i ricordi che scorrono veloci negli ultimi istanti della sua esistenza.

Molti aneddoti sono avvenimenti che lo stesso suocero amava raccontare a suo figlio Simone, marito di Emily, a lei stessa e ai suoi cari; altri, possibili pensieri sgorgano dalla fantasia della scrittrice, ma fedeli alla personalità forte e determinata di nonno Romano.

Chi era Nonno Romano? Un uomo come tanti che dopo aver lavorato tutta la vita, è pensionato, cura il suo orticello ed accude le sue adorate piccole pesti, i suoi nipotini. Ha le sue manie, le sue abitudini, ma anche un amore infinito per la sua famiglia. Nel dicembre 2016 è vittima di un aneurisma cerebrale. La prima persona ad accorrere alla chiamata di soccorso della moglie Germana è proprio Emily, che entrando a casa trova il suocero riverso sul pavimento. Questo attimo resta così impresso nella mente di Emily che è proprio da questo punto che comincia la narrazione.

Emily confessa che non è mai stata brava a parlare, ha preferito sempre mettere per iscritto i suoi pensieri ed emozioni.

Poco dopo i funerali di nonno Romano, Simone palesa alla moglie di non voler considerare suo padre defunto, perché "LUI È VITA". Ed è proprio questa frase la scintilla che infiamma la vena letteraria di Emily, la quale in soli 5 giorni scrive di getto su di un block notes le sue emozioni e i suoi pensieri. 

In occasione della festa del papà 2017, Emily decide di battere a macchina, stampare e rilegare in un semplicissimo libretto giallo queste frasi, da regalare a Simone. 
Il personalissimo presente letterario viene letto dalle colleghe ed amiche di Emily, che caldamente le consigliano di pubblicarlo e lei si lascia, fortunatamente per noi che oggi possiamo dilettarci con questo racconto, convincere.
Emily ed io.
Melissa Mecenero photograpy
Inizia così la ricerca di una casa editrice interessata al manoscritto. Dopo aver vagliato varie offerte, il caso permette ad Emily di incontrare Sandro Beretta della casa editrice Le Piccole Pagine. Sandro favorevolmente colpito dal genere difficilmente definibile del libro e dallo stile di scrittura, seppur consapevole che in Italia la vendita di libri è complicata e quindi sempre alla ricerca di qualcosa di particolare ed inusuale, decide pubblicarlo. Come lui stesso lo ha definito: "Un libro a metà tra narrazione e pensieri che ci riporta a quanto di più apparentemente banale ogni giorno dimentichiamo: La vita stessa."
Nasce così "Io sono vita", un dolcissimo desiderio di mantenere vivo il ricordo di Romano, della sua vita piena ed aprendo anche una finestra sulla Gattinara che fu.
Una parte del ricavato della vendita del libro è destinato ad una nobile causa: sostenere il PROGETTO REBECCA.
Rebecca Bonaffini diventa un Angelo il 2 Ottobre 2012, giorno degli Angeli Custodi, a causa di un Virus ancora oggi sconosciuto. Da questo forte dolore e dall’Amore del papà Giovanni nasce il “PROGETTO REBECCA il progetto dei bimbi” al fine di ricordare e dare un senso a questa tragedia. Si vuole mantenere vivo il ricordo della piccola attraverso opere di aiuto ai bambini più poveri. Sono nate così una serie di iniziative per raccogliere fondi a favore di strutture di accoglienza per bambini da 1 a 10 anni in India ed in Italia, attraverso il sostegno ad asili nido, scuole materne, scuole elementari.
Per approfondire la conoscenza del progetto, è possibile visitare la pagina internet: Progetto Rebecca

Kly

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giovedì 19 aprile 2018

IL MODO DI LIA by PROFESSIONAL'S

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Lia Giorgio accoglie tutte i suoi clienti in uno spazio polifunzionale nel quale è possibile trovare una vasta offerta di trattamenti a servizio di coloro che sono sempre molto attenti al proprio look; per chi necessita di un servizio di total look, in partnership con i migliori stilisti, per modelle, personal styling o wedding planner che necessitano di ulteriori servizi hairstyle estetica beauty e make-up per i loro clienti.
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Nel salone di bellezza di Lia potrete godere di percorsi di remise en forme, programmi personalizzati viso, braccia e seno, anti-age corpo e viso senza bisturi, trattamenti dimagranti, epilazione, luce pulsata e radio-frequenza.

Lia, ha collaboro con importanti professionisti della moda e della bellezza ed adesso con piu di 30 anni di esperienza, insieme al suo staff, si prende cura delle proprie clienti consigliando il look più adatto, avvalendosi di prodotti biologici selezionati tra le migliori marche internazionali.

Concedetevi una coccola affidandovi alle mani ed esperienza di Lia.

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Kly

venerdì 6 aprile 2018

LE NOSTRE ANIME DI NOTTE - KENT HARUF

"Le nostre anime di notte" è un breve romanzo uscito postumo, nel 2015, dello scrittore statunitense Kent Haruf. In Italia è giunto due anni dopo a cura della casa editrice NN.
Lo scrittore è noto soprattutto per la trilogia della pianura ma io, prima di cimentarmi con quest'ultima, ho voluto saggiarne lo stile con questo breve romanzo.

I protagonisti di "Le nostre anime di notte" sono due anziani, Addie Moore e Luis Waters, che vivono nell'immaginaria città di Holt in Colorado. 
Addie , un giorno come tanti, va a fare visita al vicino, Luis, e in modo diretto gli chiede se vuole passare la notte con lei. Chiarisce che soffre di insonnia e che non desidera altro che parlare.
Inizia così, in modo titubante, un rituale che si ripete notte dopo notte. 
Nel silenzio esterno i due, sdraiati nello stesso letto, si scambiano racconti, ricordi, rammarichi e dolori, addormentandosi poi mano nella mano.
Intimità, amicizia, affetto e amore sono gli ingredienti di questo delicato, garbato, dolce romanzo; solo le reazioni delle altre persone a questa relazione deturpano la bellezza di questo rapporto.

Da questo libro è stato tratto un film per Netflix che spero di vedere presto e che ha come protagonisti due mostri sacri del cinema, che trovo perfetti per le parti: Jane Fonda e Robert Redford.

Buona lettura.

Denny

Approfondimenti:

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venerdì 30 marzo 2018

AMERICANAH - CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE

AMERICANAH è un termine, usato in Nigeria per schernire le persone che, dopo aver vissuto negli Stati Uniti, vogliono assomigliare ai cittadini americani e ne prendono il linguaggio e i modi di fare.
Ifemelu, la protagonista del romanzo che prende il titolo da questa parola, diventa , suo malgrado, Americanah, quando ritorna nel suo paese dopo molti anni vissuti negli States.

Esserlo è al tempo stesso fortuna e colpa.
Sull'essere e il non essere, sull'apparire, sull'appartenenza vera o presunta, sulle differenze culturali verte questa storia che parte dalla Nigeria, passa per gli Stati Uniti e Londra e poi ritorna in Africa. 
È il viaggio tra passato e presente di una donna alla ricerca di se stessa, calato nell'attualità. Ma anche la parentesi dedicata alla vita a Londra del giovane Obinze è molto interessante.
"Americanah" è una storia veritiera e onesta di quale siano la vita, i pensieri, le paure e le speranze dei giovani che lasciano il loro paese in cerca di maggiori opportunità.
È un romanzo di finzione ma sicuramente la scrittrice, Chimanda Ngozi Adichie, ha pescato nel suo personale, in quanto lei stessa si trasferì dalla Nigeria negli USA per frequentare l'università.



Parla di vita, di compromessi, di amori e molto di razzismo. In modo chiaro, lineare e moderno.
Questo libro esplora il problema del razzismo, ma non quello cattivo che tutti condannano, ma quello che si manifesta con piccole e grandi derive xenofobe a cui ci si è quasi assuefatti. Su questo argomento ho trovato tra le pagine diverse frasi e riflessioni che mi hanno particolarmente colpito.

L’incontro e scontro tra diverse culture è il cuore di queste circa 500 pagine che in fondo sono anche una difficoltosa storia d’amore.



La prima edizione italiana di questo bel romanzo è del 2014 a cura di Einaudi 

Oggi la Denny suggerisce un viaggio andata e ritorno dalla Nigeria agli States con Ifemelu attarverso “Americanah” di Chimanda Ngozi Adichie.

Buona lettura!


Approfondimenti:


Denny

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venerdì 23 marzo 2018

CLINICA BRIANTEA ODONTOSTOMATOLOGICA DI ALBIATE ( MONZA E BRIANZA)

Conserva o recupera il sorriso e non solo! 

Sorridere e ridere fa bene! 
La Clinica Briantea Odontostomatologica di Albiate (Monza e Brianza) lo sa ed è per questo che offre servizi odontoiatrici di qualità nel cuore della Brianza per raggiungere quante più persone possibili.
Implantologia zigomatica, implantologia pterigoidea, implantologia a carico immediato, protesi dentale, protesi corona, Protesi a carico immediato, Rilevazione impronta con scanner ottico, Sedazione con anestesista in sala, Medicina chirurgia estetica, igene dentale, apparecchio trasparente, invisalign sono solo alcuni dei servizi offerti.

L'attività prevalente è la odontoiatria e chirurgia implantare e maxillo-facciale, ma la stretta collaborazione con medici di riconosciuta fama come l'ortopedico dottor Stefano de Simone della Clinica Zucchi di Monza o il neurochirurgo dottor Edvin Zekaj permette alla Clinica Briantea Odonstomatologica di essere un vero centro poliambulatoriale, con possibilità di visite mediche specialistiche.

Le tecnologie all'avanguardia in dotazione del centro permettono agli odontoiatri offrire la massima sicurezza ed attenzione ad ogni trattamento. 
Il centro dispone di 2 postazioni per i trattamenti di routine e una sala chirurgica, ove sono installati dispositivi per affrontare interventi tutelando sempre la salute dei pazienti. 

Ed inoltre dispone di un reparto di medicina e chirurgia estetica. Il Dott. Matteo Marino, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica si occupa di trattamenti al viso, corpo, seno, peeling, filler e botulino.

Visitate il sito web ➡ CLINICA BRIANTEA ODONTOSTOMATOLOGICA e la pagina Facebook ➡ CLINICA BRIANTEA ON FACEBOOK

Kly 

lunedì 19 marzo 2018

CAMILLA E LE ROSE GIALLE di ANTONIA ARSLAN (racconto breve tratto da IL CORTILE DEI GIRASOLI PARLANTI)

Erano bellissime, le rose gialle  a spalliera. Grandi, corpose, stavano vicino al cipresso grande, ed erano profumate di vaniglia e di tutta la dolcezza del mondo. 
I fiori sbocciavano in fretta e si aprivano subito, enormi. Se ci penso, risento ancora quel profumo lieve e intenso, che si diffondeva per tutto il giardino all’inizio di giugno, insieme con quello, ancora più dolce, dei gigli di sant’Antonio.
Facevamo a gara, la mia amica Camilla e io, per inventargli un nome raffinato, e fantasticavamo di raccogliere i petali e distillare un profumo speciale. Una volta ci provammo, sfogliando molte rose in un grande barattolo da marmellata, che poi chiudemmo ermeticamente, nascondendolo in cantina. Ci mettemmo anche un’etichetta: 《 Proprietà privata di Antonia e Camilla.》
Un mese dopo, speranzose, provammo ad aprire il vaso, ma se ne sprigionò una puzza terribile di muffa e di marcio. Furtivamente, andammo a seppellire il contenuto in un angolo del pollaio, per non farci vedere dalla Gigia, che sorvegliava occhiuta le sue galline e le sue uova.
Poi ci sedemmo malinconiche sui gradini. E Camilla disse:《 Il mio papà è disperso in Russia. Vorrei pensare a lui, ma non vedo più la sua faccia. Vorrei piangere, ma non ci riesco. E il suo ricordo è diventato come le rose nel barattolo.》

Antonia Arslan 

venerdì 9 marzo 2018

LACCI - DOMENICO STARNONE

"Lacci" di Domenico Starnone, edito per la prima volta nel 2014 da Einaudi, è un romanzo a tre voci: la prima parte riprende le lettere di Vanda, la moglie; la seconda è il racconto di Aldo, il marito e la terza è ad appannaggio della figlia Anna.
Cosa racconta questo libro? 
In sintesi, si potrebbe dire che ripercorre i quattro anni di separazione, di una coppia ormai anziana, durante i quali Aldo ha avuto una relazione con la giovane Lidia.
Ma non è tutto qui.
Attraverso i pensieri dei personaggi si arriva a capire che il matrimonio descritto è un matrimonio triste e devastato dal tradimento, che ci sono rancori e rammarichi, sensi di colpa e rabbia, falsità e omissioni, senso di abbandono e sentimenti repressi.
I "Lacci" del titoli sono quelli delle scarpe, ma anche i legami forzati che si sono instaurati in questa famiglia infelice.
"Lacci" è un romanzo molto bello, che consiglio, anche se è pervaso da pessimismo e rassegnazione.


Oggi la Denny consiglia il romanzo "Lacci" di Domenico Starnone che si riassume nell'amara riflessione «Abbiamo imparato entrambi che per vivere insieme dobbiamo dirci molto meno di quanto ci nascondiamo».
Buona lettura

Link utili:
https://it.wikipedia.org/wiki/Domenico_Starnone

Denny 

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giovedì 8 marzo 2018

DIRTY BUSINESS: Con Generali l'unica cosa ad essere assicurata è un futuro di disastri climatici!

Generali sostiene di "costruire per le persone le migliori soluzioni di protezione". Quello che non dice è che Generali, la compagnia assicurativa numero 1 in Italia sta fornendo copertura assicurativa e finanziando alcune centrali e miniere di carbone in Polonia che sono tra le più inquinanti d'Europa.
È quanto rivela "Dirty Business", report lanciato oggi dalla rete internazionale Unfriend Coal, di cui fa parte anche Greenpeace.
Le centrali e miniere finanziate da Generali sono Kozienice, secondo impianto più grande d'Europa, Turow, che si calcola inquini l'acqua potabile di 30mila persone, e Opole, che raddoppierà la produzione, nonostante già emetta oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 l'anno. Anche se sono in Polonia, i loro effetti arrivano fin dentro casa nostra. Parliamo di un numero stimato di 400 morti premature ogni anno in Italia causate dal carbone polacco.

Offrire una polizza assicurativa a una miniera o a una centrale di carbone per una tecnologia vecchia e distruttiva equivale a sostenere i peggiori responsabili del cambiamento climatico!

Greenpeace chiede a Generali:

  • fermare le coperture assicurative per tutte le centrali a carbone nuove ed esistenti, le miniere e i progetti associati;
  • disinvestire, senza alcuna eccezione, dalle aziende che pianificano investimenti in nuove centrali a carbone, miniere e infrastrutture associate;
  • disinvestire, senza alcuna eccezione, dalle aziende che generano più del 30% di energia dal carbone o che hanno più di 10 GW di capacità energetica installata di carbone;
  • disinvestire, senza alcuna eccezione, dalle aziende che traggono dal carbone oltre il 30% del loro fatturato o producono più di 20 milioni di tonnellate di carbone all'anno.


FARE AFFARI CON IL CARBONE CI ASSICURA SOLO DISASTRI CLIMATICI!

Chiedi a Generali di non finanziare più centrali e miniere a carbone
FIRMA


Grazie per il tuo impegno

Luca Iacoboni
Campagna Energia e Clima

Sostieni Greenpeace

La tua donazione dà la forza di entrare in azione per difendere il Pianeta dagli abusi ambientali e proporre soluzioni sostenibili!

venerdì 2 marzo 2018

THE WOLFE BROTHERS - MARKUS ZUSAK

Markus Zusak è uno scrittore australiano, noto soprattutto per il romanzo “La bambina che salvava i libri”, dal quale è stato tratto il film “Storia di una ladra di libri” (ne ho parlato qui ➡ La bambina che salvava i libri )
Prima di questo suo famoso romanzo ha scritto e pubblicato una trilogia per ragazzi, che in Italia è arrivata solo l’anno scorso (con più di 15 anni di ritardo!).
Io ho un rapporto conflittuale con trilogie e affini: per lo più mi sembrano un’astuzia commerciale, visto che un librone di 800 pagine può spaventare di più i potenziali lettori rispetto ad uno da 200 con seguiti, e ho anche l’impressione che, rispetto ad un'unica opera, i romanzi così strutturati tendano ad allungare il brodo, per così dire.
Però c’è un vantaggio: leggendo il primo libro si ha la possibilità di conoscere trama e stile per poi eventualmente interrompere, senza sensi di colpa, la lettura dei successivi.
Cosa che non mi è successa con quelli che suggerisco oggi.
La trilogia denominata dei fratelli Wolfe, pubblicata da Frassinelli, inizia con il romanzo “A 15 anni sei troppo vecchio”, prosegue con “Vorrei essere mio fratello” e termina con “Il cielo è fatto di lei e di me”.
Per mera curiosità e paragone vi elenco i tre titoli originali che sono molto diversi da quelli proposti in Italia: The under dog - Fighting Ruben Wolfe - When dogs cry.
Il protagonista di questi libri è Cameron Wolfe, un ragazzo di 15 anni che vive in una modesta famiglia un po’ problematica, che racconta in prima persona la sua vita, le sue disavventure, le sue speranze, il suo costante senso di inadeguatezza e fallimento.
Risulta essere una lettura coinvolgente e a tratti divertente o commovente.
Questi romanzi sono particolarmente adatti agli adolescenti. Rientrano in quella moderna  classificazione denominata young-adult che personalmente non disdegno. La trovo interessante e di solito ha un linguaggio schietto e immediato e un ritmo veloce.
L'insieme dei tre libri può essere anche considerato un romanzo di formazione, in quanto il fulcro della storia è l'evoluzione del protagonista.
Mi piacciono le letture leggere ma non troppo; mi piace leggere di adolescenti, perché i loro sentimenti sembrano sempre più intensi e genuini, e mi piacciono i personaggi che sono normali e reali, gli anti-eroi e i sognatori. 
Tutte cose che ho trovato nei tre romanzi che compongono la trilogia dei fratelli Wolfe.
Io mi sono molto affezionata a Cameron. E voi?

Buona lettura


Link utili:
https://it.wikipedia.org/wiki/Markus_Zusak
http://www.edizionifrassinelli.it/libro/a-15-anni-sei-troppo-vecchio/
http://www.edizionifrassinelli.it/libro/vorrei-essere-mio-fratello/
http://www.edizionifrassinelli.it/libro/il-cielo-e-fatto-di-lei-e-di-me/

Denny

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martedì 13 febbraio 2018

UN AMORE SVUOTATO di Maurizio Castellani


Il seguente racconto mi è stato donato direttamente dall'autore accompagnato da queste parole:


L'editore aveva richiesto al Gruppo Scrittori Fiorentino, di cui io faccio parte, di comporre una antologia di racconti sull'amore visto dagli uomini. Il tutto doveva essere in chiave ironica. Credo di esserci....... riuscito. 
Quando lo hanno letto mi hanno posto la domanda: Ma lo mandi all'editore o lo mandi alla Mondadori?

Buona lettura.
Abbracci
Maurizio


Pubblicato da PORTO SEGURO EDITORE


Che occasione più adeguata pubblicarlo alla vigilia di S.Valentino? 



"N-O” furono le due lettere dell’alfabeto che uscirono dalle labbra di lui. Due lettere cosi vicine tra loro che trovi quasi innaturale che rappresentino quell'avverbio olofrastico di negazione, utilizzato sin dalla nascita come parola sostitutiva di un’espressione di concetti più vasti e complessi.
Lei invece aspettava quella risposta con timore e ansia, due sentimenti sapientemente nascosti da un sorriso celestiale e da due occhi da cerbiatto che avrebbero intenerito anche il più feroce dei cacciatori.
Quel “No” quella negazione le aveva dato la possibilità di iniziare una nuova vita, e istintivamente lo aveva baciato dolcemente sulle labbra. Poi avvicinandosi al suo orecchio, gli aveva sussurrato “…per me un caffè alto con un goccio di latte, vado un attimo nel bagno e… spero di ritrovarti al tavolino“. Lo baciò nuovamente, questa volta sulla guancia sinistra, e si allontanò da lui con una felicità ancheggiante.

«Hai un amore che ti aspetta?»
«No», le aveva risposto lui.
La parola gli era uscita naturalmente dalla bocca, come se fosse stata sempre lì, imprigionata tra le sue corde vocali e in attesa che qualcuno la liberasse. Lei era riuscita a premere quel pulsante di sganciamento che lo aveva portato per una frazione di secondo in un mondo parallelo, in un mondo dove la sua Marta non esisteva. Ma ora, solo a quel tavolino, in attesa che il cameriere si degnasse di prendere l’ordinazione, il pensiero che Marta, la sua dolce e cara compagna, fosse all'oscuro del suo tradimento, gli provocava un disagio che mai aveva provato. Cosa gli avrebbe detto una volta che sarebbe tornato a casa, quando aprendo la porta se la sarebbe trovata lì davanti seduta sul divano? Sarebbe riuscito a dirle che tra loro era tutto finito? Che il loro grande amore si era dissolto nel nulla?
Tornò con la mente al primo giorno che la incontrò. Aveva ventuno anni e si era trasferito a Firenze da circa nove mesi. Non aveva mai avuto una vera storia d’amore, sì qualche flirt con la compagna di banco della quinta liceo e con la vicina di casa, ma nulla di più, tanto che si chiedeva spesso se era lui a non andare più di tanto oltre, in attesa del grande amore, o se era il genere femminile a non trovare in lui un’attrazione sufficiente affinché si instaurasse e si concludesse un rapporto completo. Questo pensiero lo aveva accompagnato per tutto il primo anno universitario. Firenze era una città che poteva offrire innumerevoli occasioni e lui, che veniva da un paesino della provincia di Benevento di novecento abitanti, compresi il Parroco e il Maresciallo dei Carabinieri, poteva finalmente dare sfogo al suo amore, poteva trovare la sua anima gemella, l’amore della sua vita. Ma non era stato così, i giorni erano trascorsi uno dopo l’altro, e dopo i giorni i mesi, uno, due, tre… ma le sue relazioni con l’altro sesso si erano fermate a una semplice e superficiale amicizia. Alcune ragazze del suo stesso corso universitario lo avevano invitato più volte nel loro alloggio per studiare insieme, non perché si erano invaghite di lui o comunque per un secondo fine, ma per la sua capacità di sintetizzare velocemente qualsiasi argomento di studio. Lui lo aveva capito sin da subito, tanto da rimanere con loro solo il tempo strettamente necessario.
Quel giorno di ottobre, entrando nel negozio, la vide per la prima volta. Alta un paio di centimetri più di lui, lo fissava con i suoi occhi azzurri mare… le guance le erano diventate rosse e lo stupore nel vederlo la fece restare con la bocca semiaperta. Anche lui rimase colpito dalla sua naturale bellezza, dalla sua pelle color pesca, dal gloss rosa tenue sulle labbra, dalla sua silhouette curvy. Il cuore aveva aumentato il battere e la fronte gli si era imperlata di sudore, così come le mani. Tirò fuori dalla tasca dei pantaloni quel fazzoletto che sua madre, con tanto amore, gli aveva cifrato e se lo passò proprio sulla fronte. Dopo un attimo d’incertezza, se lo rimise in tasca ripiegandolo con cura e timidamente ricambiò il suo sguardo. Lei lo stava ancora osservando. Fu un amore a prima vista, così com'era successo tra sua madre e suo padre.
Quando dopo circa quindici minuti uscirono dal negozio, lui l’aveva presa sottobraccio e insieme avevano attraversato Via dei Rossi svoltando su via Bertani, per poi alla fine raggiungere via Calamandrei. Davanti al portone di casa prese dal cappotto le chiavi e la guardò come a chiederle conferma di quel suo desiderio, di 
quella avidità e bramosia di amore che aveva da quando l’aveva incontrata. Lei, rimanendo strettamente ancorata al suo braccio, gli fece capire che stava provando la sua stessa sensazione. Salirono i gradini due a due ed entrarono nell'appartamento con quell'eccitazione tipica delle persone che per la prima volta vanno a scoprire e a mostrare i loro corpi. Dopo nemmeno dieci minuti erano distesi sul divano privi di ogni indumento. Quel pomeriggio lo passarono interamente a fare all'amore, quando l’amplesso terminava, subentravano le coccole per poi, ricaricati di nuovo delle loro energie, ricominciare da capo. Fu l’inizio di una grande storia d’amore. Ogni domenica a pranzo una rosa rossa, per poi, dopo aver terminato di lavare i piatti, passare tutto il pomeriggio a crogiolarsi sul divano sotto un plaid di lana fatto a mano da sua madre e non sufficientemente largo a coprire entrambi tanto da obbligarli, quasi sempre, a rimanere abbracciati su un fianco. Il lunedì e il venerdì sera Marta lo lasciava tranquillo sulla poltrona a godersi tutti i programmi televisivi sportivi davanti a una pizza ai quattro formaggi. A sua volta lui, contraccambiando questo accordo tacito, il martedì e il sabato acquistava su Sky quei film sentimentali e strappalacrime per piangere ed
emozionarsi insieme a lei. Tutte le mattine, prima di andare all'Università lui la accarezzava sulla testa, e avvicinandosi al suo orecchio le sussurrava: “…a stasera amore mio”, poi la baciava appassionatamente lanciandole una pacca sul sedere. Era passato il primo mese esatto da quando si erano conosciuti e amati e lui, desideroso di scoprire i segreti dell’arte amatoria, proprio quella sera entrò nell'appartamento con il trattato del Kamasutra sottobraccio. Sotto lo sguardo vigile di Marta, si era seduto accanto a lei sul divano e con pazienza e tanto amore le aveva spiegato che le indicazioni contenute nel testo, benché talora potessero apparire oscene, in realtà rappresentavano semplicemente il mezzo per raggiungere uno dei fini dell’esistenza, ovvero l’appagamento totale dei sensi. Lei lo ascoltò con attenzione per tutto il tempo, poi quando terminò si concesse a lui nella “posizione della bilancia”. Dopo quella sera, decisero di dedicarsi allo studio del testo e all'applicazione delle sue indicazioni almeno una volta a settimana.
Da allora erano passati circa sei mesi e nulla era cambiato, o quanto meno per lei, che amorevolmente lo aspettava ogni sera con la stessa emozione del primo giorno. Lui invece aveva iniziato a sentire la mancanza di un rapporto più vero, più vivace. Non che non la amasse, anzi, a dire il vero, la loro attività sessuale nel tempo era aumentata, Marta lo assecondava in tutto, le andava bene ogni sua decisione, soddisfaceva ogni suo capriccio, tanto che ultimamente si era chiesto se il suo fosse veramente amore o solo avidità nel possederla, priva di qualsiasi condivisione, priva di quell'elemento fondamentale in un rapporto di coppia che è il “dare”.
Come si sarebbe giustificato dopo averle detto che nella sua vita c’era un altra? Sei mesi d’intenso amore, sei mesi di passione cancellati improvvisamente come il gesso sulla lavagna.
Il disagio era aumentato, il senso di colpa era esploso alla bocca del suo stomaco e un susseguirsi d’immagini gli erano passarono davanti agli occhi:

Marta seduta di fronte a lui… la tavola illuminata da due candele a cera color argento… i piatti di porcellana bianchi;
Marta sdraiata sul divano con le braccia protese verso di lui… pronta ad accoglierlo e a soddisfare il suo bisogno d’amore;
il bacio della buonanotte;
lui che nella doccia gli insaponava la schiena;
nel letto, sotto le coperte abbracciati l’uno all'altro;
la gioia di incontrarsi di nuovo dopo le vacanze natalizie passate nel beneventano dai genitori;
le prime 6 posizioni del Kamasutra… ;

E lei come l’avrebbe presa? Avrebbe provato angoscia e tormento o sarebbe sopraggiunta la rabbia, manifestandogli tutta la violenza del suo cuore spezzato?
Sarebbe riuscita nel tempo ad aprirsi a nuove esperienze e a iniziare a costruirsi una nuova vita, oppure lo avrebbe pazientemente aspettato sperando di far tornare ciò che era? Tutte queste domande, a cui non sapeva dare una risposta, gli tormentavano l’anima, eppure sentiva dentro di sé la necessità di cambiare, di sentirsi vivo, di provare nuove emozioni.
Era certo che la nuova relazione lo avrebbe reso più forte, più sicuro, gli avrebbe rinnovato il cuore. 
Certamente la cara e dolce Marta in quei sei mesi lo aveva guidato e aiutato a superare tutte le sue difficoltà nel relazionarsi con l’altro sesso: la sua timidezza, la vergogna di farsi vedere nudo, il suo blocco prestazionale, l’eccessiva foga nell'amplesso, tutte problematiche che ora non aveva più. Sì! Tutto questo lo
doveva a Marta, a quella donna che stava per essere ripagata da lui con un addio.

Quando la donna con felicità ancheggiante tornò, il cameriere non si era ancora avvicinato al tavolino e questo lo aiutò a giustificare la sua espressione depressa.

«Ti ho lasciato tutto felice circa tre minuti fa, e ti ritrovo triste e abbattuto, devo per caso preoccuparmi?».
«No. Tutto bene e non devi assolutamente preoccuparti, io ci sono, semmai è il cameriere che non c’è!».
«Se è per questo, la cosa è molto semplice, prendiamo e andiamo in un altro posto».
«Invece ti faccio un'altra proposta se sei d’accordo? Dato che sono le 18:30, e che entro le 19 devo andare in lavanderia a ritirare i vestiti, se no la trovo chiusa e domani non saprei cosa mettermi, perché non ci vediamo a cena a casa mia… diciamo intorno alle 20:30? Così, ritiro i panni e ordino due pizze, apparecchio e ti aspetto. A proposito a che gusto la vuoi?» 
Gli occhi di lei s’illuminarono nuovamente e dopo averlo baciato a lungo, guardandolo amorevolmente gli rispose:
«Alla “Quattro stagioni” senza origano. Inviami tramite whatsapp il tuo indirizzo di casa. Nell'attesa vorrà dire che mi fermerò al negozio qui all'angolo, ho visto un completino intimo che mi piace moltissimo… spero che stasera sia anche di tuo gradimento». Lo baciò nuovamente e si allontanò con una felicità ancora più ancheggiante.

Ormai conosceva a memoria il percorso dell’autobus N 23. Ventuno minuti e nove fermate, era la distanza che lo separava da quell'ultimo incontro con Marta. In piedi, ondeggiando a ogni brusca frenata o accelerata che il simpatico autista compiva quasi a godere della cosa, stava pensando a quello che sarebbe successo da lì a poco. Se ne sarebbe pentito? Forse sì! Magari non sul subito, i primi tempi c’è sempre la bramosia del conoscersi, la voglia di scoprire e capire i caratteri di entrambi, le rispettive abitudini e manie, il desiderio e il piacere di tastare, di baciare, di conoscere ogni parte più intima del corpo dell’altro. Magari sarebbe andato tutto bene, e in tal caso il pentimento sarebbe forse venuto fuori solo dopo qualche anno, quando il desiderio in via naturale sarebbe scemato, quando la fase del cieco e travolgente innamoramento sarebbe terminata non trasformandosi in quello stadio superiore che è l’amore. Oppure non sarebbe mai venuto fuori, e il tempo avrebbe allontanato il ricordo di quei sei mesi, come l’ultimo vento autunnale che facendo cadere le foglie oramai prive di vita, ti porta a conoscenza che sei entrato in una nuova stagione.
Avrebbe voluto avere più tempo per dirle quello che aveva provato per lei in tutto quel tempo, e quello che stava provando in quel momento verso quella donna che aveva conosciuto per caso poco prima. Un colpo di fulmine, il secondo in sei mesi, come successe a suo padre. L’unica differenza era che lui non l’avrebbe lasciata in stato interessante, ed era sicuramente per questo motivo che Marta l’avrebbe capito lasciando il suo posto all'altra. Non come successe a sua madre che in tutti quegli anni, permeata dalla solitudine, continuava a maledire giornalmente la concubina che se lo era portato via. Sì! Sicuramente lo avrebbe capito, come del resto aveva sempre fatto in tutti quei mesi. Lo avrebbe ascoltato in silenzio e alla fine avrebbe accettato e avrebbe compreso il suo nuovo sentimento.

Quando scese dall'autobus, certo e sicuro della comprensione della cara Marta, il tormento si era trasformato in desiderio. La voglia di possederla, di amarla per un’ultima volta stava crescendo in lui.
Amarla e abbandonarla nello stesso tempo lo eccitava passo dopo passo. Giunto al portone di casa, una sorta di vertigine s’impadronì di lui all'idea di considerare l’amore e la morte come un unico atto.
L’amplesso che terminava con l’ultimo respiro di lei era una cosa che non aveva mai provato.

Quando aprì la porta dell’appartamento la trovò a sedere sullo sgabello accanto alla penisola della cucina, con le braccia appoggiate sul tavolo e lo sguardo rivolto verso di lui, così come l’aveva lasciata quella mattina prima di baciarla.
La prese per mano e insieme raggiunsero il divano, con delicatezza la sdraiò supina e si spogliò lentamente “…ultimo atto…”. L’amplesso questa volta fu molto più breve del solito, solo dopo appena tre minuti aveva raggiunto già l’apice del piacere, e nei tre secondi antecedenti all'atto aveva passato il braccio destro dietro lo zona lombare di lei e le aveva svitato il tappo,“…l’ultimo respiro prima di morire”. Poi attese che il corpo di lei ritornasse a essere quello di quando per la prima volta l’aveva presa tra le sue mani e con amore, seduto sul divano, aveva immesso in lei il suo fiato per animarla. Infine l’arrotolò su se stessa, la innalzò sopra la sua testa quasi a osannarla, e la appoggiò nell'ultimo ripiano dell’armadio della camera, quella camera in cui si erano più volte amati.

Le lacrime incominciarono a rigargli il viso…

Maurizio Castellani